“Sei qui, anche se la musica è bassa”. A Varsavia.

9 settembre 2011 in Polonia muzyczna

A Varsavia può capitare spesso di sentire la musica di Chopin per le strade, suonata da qualche pianista che si esibisce all’aperto, oppure fuoriuscire da qualche finestra spalancata nella zona del conservatorio, o anche da una delle diverse panchine musicali dedicate al grande compositore. Questa musica che improvvisamente si fa sentire nell’aria, camminando per le strade, è quasi come una colonna sonora che fa capolino nella vita reale, di quelle che normalmente sono solo nei film. Ma la musica per strada non c’è sempre, ovviamente. La maggior parte delle volte la città ha i suoi soliti rumori: il traffico, il brusio della gente, il cigolare dei tram, il rumore dei tacchi delle donne, e così via. Cose normali, cose di tutti i giorni. A volte, in mezzo alla normalità, capita di non far caso a quanta poesia ci possa essere intorno. Eppure, quello che sembra essere banale e quotidiano diventa improvvisamente speciale e poetico quando una musica dolce si materializza nell’aria. Questo è quello che succede in questo video di Emilia Zielonka, intitolato “You are here, even if the music is turned down” (Sei qui, anche se la musica è bassa). C’è poco da fare: Varsavia mi manca!

Statistiche

8 settembre 2011 in Questo blog

Parole di musica

A volte rimango a bocca aperta nello scoprire in che modo i lettori giungono a questo blog. Veramente. Consultare le statistiche del blog, a volte, è semplicemente spassoso. Ho deciso dunque di elencare le dieci più spassose chiavi di ricerca (con link agli articoli relativi alle ricerche) che le persone hanno digitato su Google per giungere su questo blog, ovviamente secondo il mio personale gusto e giudizio. Eccole qua:

1. mi sento come un dinosauro in via d’estinzione
(anch’io, a volte)

2. grazie e graziearcazzo
(e prego)

3. qual è la canzone video musicale ragazza cammina in aria
(eh?!?)

4. trova canzone con queste parole avevo un grande amore e se ne andato via
(mi dispiace)

5. spogliarelliste eboli
(non è un sito per adulti, questo!)

6. blog di ragazze innamorate
(no, non è nemmeno un blog per adolescenti)

7. batman grasso
(neanche un supereroe può dire di no ad una bella carbonara)

8. sistemare la biancheria
(è una seccatura, lo so)

9. che tempo fa a varsavia ad agosto?
(un po’ come in primavera da noi, direi)

10. sto cercando un gruppo musicale polacco che si chiama comodo
(uhm… no, non li conosco)

La classifica “seria” invece, è quella che segue. Queste sono le chiavi di ricerca più digitate in assoluto per trovare questo blog:

1. claudio baglioni niente più
(claudio baglioni attira molto, da queste parti…)

2. serena benvenuti
(artista di cui mi sono occupato in passato)

3. parole di musica
(beh… è il titolo del blog!)

4. nintendo francoforte
(in molti vorrebbero lavorare alla Nintendo, come ho fatto io in passato)

5. angela semeraro
(altra artista su cui ho scritto, tempo fa)

6. ernesto assante e gino castaldo
(i critici musicali più famosi in Italia)

7. inno nazionale americano
(curioso, che qualcuno arrivi qui cercando l’inno nazionale americano!)

8. parole di canzone
(simile al titolo del blog…)

9. la vita è l’arte dell’incontro
(perfettamente d’accordo)

10. analisi canzone
(ogni tanto ne faccio qualcuna)

Insomma, perdersi nelle statistiche del proprio blog è utile, ma a volte è anche piuttosto divertente.

VillaZuk

7 settembre 2011 in Musica dal vivo, Segnalazioni

VillaZuk

I VillaZuk sono un gruppo calabrese che propone un genere musicale a metà strada fra reggae e canzone d’autore, e che ho avuto il piacere di ascoltare in concerto lo scorso 3 settembre, in occasione della Festa del PD a Policoro.

Mi sono piaciuti molto e per questo ne parlo nel mio blog, invitandovi ad andarli ad ascoltare se per caso passassero dalle vostre parti. Durante il concerto hanno proposto brani tratti dal loro primo album intitolato “…a colorare Libertà”: le canzoni che compongono sono molto “festaiole”, e questo risalta soprattutto dal vivo, anche se in quel contesto – dopo tre ore di comizi politici – il pubblico era tutt’altro che in linea con la musica (per fortuna dopo un po’ sono rimasti solo i più giovani che hanno creato un po’ di movimento sotto il palco). Ottima energia, in ogni caso, che mi ha ricordato molto quella di un altro gruppo di cui mi ero occupato in un altro post.

I Villazuk sono composti da: Domenico Scarcello (voce e chitarre), Eugenio Ferraro (percussioni), Andrea Minervini (basso), Domenico Battista (tromba) e Carlo De Donato (batteria).

Giochi dimenticati

6 settembre 2011 in Pensieri e parole, Segnalazioni

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=aSj1pQrUwro&version=3&hl=it_IT&rel=0]

“Dimenticare le tensioni / assaporare le illusioni”… con queste parole cominciava una canzone che ho scritto un po’ di anni fa e che si chiama “Giochi dimenticati”. Mi sono sempre identificato molto nella dimensione creativa e giocosa della vita, al punto che scrivere una canzone intorno a questo tema è stata una cosa quasi ovvia. Era il 2004 quando mi ritrovai con la musica di questo brano già completata, ma senza un testo. L’occasione di completare il brano venne quando lo sceneggiatore Gianni Maragno mi chiese di scrivere una canzone sul soggetto per un cortometraggio a cui stava lavorando. Il film (che purtroppo non si è mai realizzato) si sarebbe dovuto chiamare “Giochi dimenticati” e la sceneggiatura parlava di un nonno che recuperava il suo rapporto con i nipotini insegnando loro i giochi di una volta, tutti basati sulle capacità manuali e su un maggiore uso della fantasia, rispetto ai videogiochi da cui i piccoli erano ormai dipendenti. Basandomi su questo soggetto ho scritto il testo che mancava alla mia canzone, che dunque ha finito per parlare della riscoperta della dimensione ludica da parte di un adulto. La bossa nova spensierata della musica sembrava sposarsi perfettamente a questo tema giocoso.

Il brano è stato registrato a Matera nel gennaio 2005 ed è stato cantato da Mario Montemurro. Mi sono reso conto che in tutto questo tempo non ho mai caricato il brano su YouTube, e dunque oggi ho colmato la lacuna. Chi invece vuole il brano in Mp3 può comprarlo su iTunes. Qui sotto trovate il testo della canzone seguito dagli artisti che hanno suonato. Se vi piace, lasciate pure un commento.

 

GIOCHI DIMENTICATI
(musica e parole di Filippo Maria Caggiani)

Dimenticare le tensioni
assaporare le illusioni
e poi di nuovo aprire la mente al gioco
e accorgersi che non si è smesso
di essere bambino

e con la bicicletta e un cartoncino
far finta di volare su una moto
che scompare all’orizzonte
di chi ha tanta fantasia
e non sa che esiste al noia

e questo cielo
tra tante stelle non si accorge neanche di me
che sto sospeso tra le nuvole quassù
giochi dimenticati mettono ali anche su me
che sto volando con la fantasia

e come un bimbo che si è perso
e che ritrova la sua strada
mi sento più sicuro del mio cammino
adesso che ho di nuovo sassolini da seguire

e col veliero e con il suo corsaro
far finta di solcare i sette mari
navigando insieme al vento
con le vele della prua
che non vanno mai controvento

e questo cielo
tra tante stelle non si accorge neanche di me
che sto sospeso tra le nuvole quassù
giochi dimenticati mettono ali anche su me
che sto volando con la fantasia

e il gioco è vivere
come un bambino che non è mai grigio
e porta un sogno per sempre con sé

questo cielo
tra tante stelle non si accorge neanche di me
che sto sospeso tra le nuvole quassù
giochi dimenticati mettono ali anche su me
che sto volando con la fantasia

 

Musicisti:

Mario Montemurro – voce
Francesco Paolicelli – chitarra
Filippo Maria Caggiani – programmazione piano digitale
Francesco Altieri – Honer Pianet T e synth acoustic bass
Paolo Galante – batteria e programmazione percussioni

 

Il nuovo pop “classicizzato” e la tendenza autodistruttiva della discografia.

5 settembre 2011 in News, Pensieri e parole, Punti di vista

Deutsche Grammophon logo

Tori Amos pubblicherà il suo prossimo album – “Night of hunters” – il prossimo 20 settembre, per l’etichetta Deutsche Grammophon. Sono contento che stia per uscire un nuovo lavoro di un’artista che ammiro molto, però questa notizia mi ha in un certo senso turbato. Perché? Il motivo è che la Deutsche Grammophon è una storica e gloriosa etichetta di musica classica, ed è evidente che Tori Amos non rientra certo in questo genere musicale. Dunque, l’idea di far rientrare un’artista pop come Tori Amos nel catalogo classico della Deutsche Grammophon ha evidentemente motivazioni prettamente commerciali, come già avvenne per l’acquisizione di Elvis Costello e Sting.

Vogliamo provare a fare una riflessione su cosa significhi tutto questo? Proviamo. Sia Tori Amos, che Elvis Costello, che Sting, prima di pubblicare per la Deutsche Grammophon incidevano per etichette appartenenti al gruppo Universal Music. Anche la Deutsche Grammophon, però, appartiene allo stesso gruppo, e dunque il passaggio di etichetta è in realtà un passaggio “interno” alla stessa casa discografica. Perché, dunque, fare questi spostamenti interni? Per il “marketing”, è ovvio! Accostando questi nomi molto popolari al marchio Deutsche Grammophon, c’è una chiara intenzione di voler far incuriosire i numerosi fan di questi artisti, che magari andranno ad informarsi meglio su cosa sia questa etichetta discografica specializzata in musica classica, e magari potrebbero comprare persino qualche disco. Questo – ovviamente – nei sogni dei discografici che, dopo aver miseramente fallito nel dare alla gente ciò che la gente vuole, si illudono ancora di poter condizionare i gusti del pubblico con questi giochetti da manager da quattro soldi.

Il fatto è che la gente vuole semplicemente buona musica. Punto. Ora, con internet, la vuole anche gratis. E allora come si fa a convincere la gente a pagare per avere qualcosa che può avere gratis su internet? Offrendo un valore aggiunto, qualcosa che è intangibile, eppure concretissimo: la qualità. Soltanto la qualità della musica può salvare un’industria discografica che è ormai sulla via dell’estinzione. Il fatto di riconoscere un valore alto alla musica che si sta ascoltando è la motivazione che può spingere a spendere dei soldi per essa, a voler tornare ad avere un oggetto fisico (cd o addirittura vinile) per “avere” quella musica. Se la musica, però, viene ridotta semplicemente a merce da consumare, con un ricambio continuo di artisti e di canzoni fatte per non durare, allora è ovvio che i primi a negare valore al loro “prodotto” sono gli stessi discografici. La generazione dei nativi digitali, che non ha mai avuto a che fare con un disco in vinile e che raramente fa uso di cd, considera generalmente la musica come un passatempo, ma raramente la musica viene vista come qualcosa di più importante, come invece accadeva per i loro coetanei degli anni ’60, ’70 e anche ’80, quando mettere sul piatto un disco di Jimi Hendrix o dei Led Zeppelin non era un mero passatempo, o giusto un sottofondo musicale, ma un segno di vicinanza ad una ben precisa filosofia di vita.

Se dunque i discografici scomodano popstar come Tori Amos, Elvis Costello e Sting per promuovere la musica classica, ciò significa che non hanno alcuna intenzione di investire in ciò che, insieme alla qualità, porta risultati sul lungo periodo: l’educazione musicale. Le case discografiche supportano i talent show, con le loro pseudo-scuole per artisti, diffondendo un’idea malata di cosa si intenda per “talento”. Non si confrontano, invece, con chi l’educazione musicale la fa sul serio, e cioè con i conservatori, le accademie musicali e tutte quelle scuole di musica sparse sul territorio che costruiscono il talento dei ragazzi in anni e anni di studio, e non in una stagione televisiva. Immaginare di avvicinare nuovi ascoltatori alla musica classica attraverso alcune star del pop è dunque un approccio talmente stupido da far auspicare il fallimento delle major discografiche come un avvenimento da concretizzarsi al più presto. Perlomeno, quando i manager della musica si saranno auto-distrutti, i musicisti avranno il controllo totale sulla musica e sulla sua distribuzione, e il pubblico potrà scegliere secondo i propri gusti e non secondo (il)-logiche di marketing imposte dall’alto. A quel punto, i musicisti pop faranno i musicisti pop, i musicisti classici faranno i musicisti classici, e chi vorrà mescolare generi musicali diversi lo farà e basta, senza che oscuri figuri incravattati appiccichino etichette improprie ai musicisti a seconda di come ritengano che il mercato possa reagire.

Chico & Rita

2 settembre 2011 in Segnalazioni

Chico & RItaSe siete sensibili ai suoni al punto da commuovervi, allora sarete molto toccati guardando questo meraviglioso film di animazione: “Chico & Rita“, di Fernando Trueba e Javier Mariscal. La storia è ambientata nella Cuba di fine anni Quaranta, dove il pianista Chico e la cantante Rita si innamorano tra un ballo e l’altro, con la sensualissima e coloratissima musica cubana a fare da complice. Il destino, però, li porterà a separarsi quando Rita partirà per New York, dove troverà la fama ma non la felicità. Le storie dei due si intrecceranno continuamente tra Cuba, New York, Las Vegas e Parigi, rendendo la loro storia d’amore piena di contrasti e di tormenti, come nella tradizione musicale della ballata latina: il bolero.

Il film merita di essere visto non solo per la bella storia che racconta, ma anche per la trascinante colonna sonora latin-jazz, composta dal veterano cubano Bebo Valdés. Raccontando quel periodo storico particolare in cui la musica cubana si mescolò al jazz americano (soprattutto grazie al pionierismo del percussionista cubano Chano Pozo), viene colta spesso l’occasione di inserire diverse “chicche” per gli appassionati di musica, che non faticheranno a riconoscere grandi musicisti come Charlie Parker, Dizzy Gilliespie, Thelonious Monk o lo stesso Chano Pozo in versione cartone animato.

L’animazione è stata realizzata con la tecnica della rotoscopia, e si è basata su un lavoro di recupero storico di numerose fotografie realizzate proprio negli anni in cui è ambientato il film, permettendo così di ricostruire l’Havana così come era intorno al 1948.

Qui sotto potete trovare il trailer del film e, subito dopo, anche il film tutto intero (in un unico video su YouTube). Il film è in spagnolo con sottotitoli in inglese, visto che non è ancora stato distribuito in Italia.

La mia prima playlist: “Paroledimusica #1 – Unconventional pop”.

1 settembre 2011 in Playlist Paroledimusica

Alcuni giorni fa stavo chiacchierando con il mio amico Massimo, e ad un certo punto la conversazione è caduta su un programma radiofonico che lui ascolta e che ama molto: Moby Dick, su RadioDue. Il motivo per cui gli piace così tanto, mi diceva, è che propone sempre delle playlist bellissime, inviate dagli ascoltatori. Soffermandoci a filosofeggiare sull’arte di saper selezionare le canzoni, mi sono reso conto che sarebbe stato interessante provare a cimentarmi in qualcosa di simile anche qui sul blog, e dunque da oggi vorrei proporvi una serie di playlist da me curate, dedicate di volta in volta ad un genere musicale diverso.

Oggi comincio con il pop non convenzionale, e dunque la prima playlist si intitola “Paroledimusica #1 – Unconventional pop”. Sono sette canzoni che amo molto, e che secondo me sono accomunate dal fatto di essere semplici e ricercate al tempo stesso. Non c’è dubbio che siano brani “pop”, ma ognuno di essi ha qualcosa di speciale che lo fa spiccare, facendolo avvicinare al territorio della canzone cosiddetta “d’autore”. Ma questa sera mi va di chiamarlo “pop non convenzionale”, che fa più figo (forse).

Questo è un primo esperimento, per cui sono molto curioso di avere il vostro riscontro. Vi invito a commentare, a lasciare le vostre impressioni e – soprattutto – a linkare le vostre playlist, possibilmente dello stesso genere musicale. Ma ora basta con le parole, e via con la musica: qui sotto trovate i titoli delle canzoni che compongono la playlist, e la playlist stessa. Buon ascolto!

1 – Wallis Bird – When we kissed the world fell in love

2 – Pomplamoose – Another day

3 – Loney Dear – Airport surroundings

4 – Emiliana Torrini – Easy

5 – The bird and the bee – I’m a broken heart

6 – Esperanza Spalding – I know you know

7 – Jack Conte – Sinking feeling

Sciò Live + Joe Amoruso + Rino Zurzolo = Wow!

31 agosto 2011 in Musica dal vivo

“Wow!”: questo è quanto mi viene da dire ripensando al concerto a cui ho assistito il 26 agosto a Rocca Imperiale (CS), in cui gli Sciò Live – band di tributo a Pino Daniele  - hanno suonato insieme a due grandi musicisti che hanno fatto parte del gruppo storico del cantautore napoletano: Joe Amoruso (tastiere) e Rino Zurzolo (contrabbasso).

Il repertorio è stato ovviamente quello glorioso dei primi album, quello che tutti conoscono e che comprende canzoni famosissime come “Viento ‘e terra”, “Yes I know my way”, “Napule è”, per citarne giusto qualcuna. La particolarità del concerto è stata quella di aver dato ampio spazio ai musicisti. Non è cosa comune, fra le cover band, prendersi ampie libertà per dar spazio all’improvvisazione, ma in questo caso la presenza dei due prestigiosi ospiti ha senz’altro stimolato l’interplay, quel dialogo fondamentale tra musicisti che non si limitano ad eseguire una parte sempre uguale, ma amano mettersi in gioco in ogni momento. Rino Zurzolo, in particolare, sembrava perfettamente a suo agio nella direzione del gruppo, con segnali che mandava ai musicisti che si trovavano lì per lì a inventare qualche nuova situazione. Credo che l’idea di invitare degli ospiti di quel livello dia una marcia in più a questo genere di band, che spesso rischia di perdere completamente personalità nell’emulazione dell’artista famoso. In questo caso, invece, più che di emulazione si è trattato di un omaggio, che oltretutto ha colto lo spirito di libertà improvvisativa proprio della band di Pino Daniele dell’epoca, che oltre ai nomi di Amoruso e Zurzolo includeva altri grandissimi musicisti partenopei come Tony Esposito (con il quale gli Sciò Live si sono pure esibiti, in altra occasione), Tullio De Piscopo e James Senese.

Il concerto è stato il momento culminante della terza edizione di P-assaggi Sonori, una manifestazione che alla musica abbina le specialità gastronomiche locali, e nello specifico il limone IGP di Rocca Imperiale proposto nei vari stand gastronomici sotto varie forme (dall’olio al limone, alle torte, all’immancabile granita). Oltre che per la musica, dunque, viene da dire “wow!” anche per le prelibatezze offerte al palato, in quella bella giornata di musica e genuina atmosfera di sagra paesana, di cui potete cogliere un “assaggio” nelle fotografie di Annalisa Zizzi.

Questo blog musicale fa parte del network paroledimusica.com

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